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N° 01 · Otranto · Costa Adriatica

Torre del Serpe

La torre dipinta sullo stemma di Otranto. Quella dove un serpente, di notte, beveva l'olio dei segnalatori e li costringeva al buio. Quella che, al primo chiarore del 28 luglio 1480, vide arrivare la flotta ottomana. Forse tutte e tre le cose, contemporaneamente.

Redazione · Torri del Salento Fonti 14 · Voci 3 Ultimo agg. 08·VI·2026
Tav. I · Torre del Serpe, promontorio nord di Otranto Incisione · 40°09′N · 18°30′E
Tre voci:
Storico Tradizione Leggenda
3 voci attive

Storicoi questa torre, oggi rudere, resta abbastanza per leggere quattro storie sovrapposte: un censimento vicereale del Cinquecento, un toponimo medievale, una leggenda ottocentesca, e un giorno preciso — — in cui da qui si vide arrivare la fine del mondo conosciuto.1

§ IIl manufatto

StoricoLa torre del Serpe è documentata nel censimento delle torri costiere redatto dall'ingegnere fiorentino Camillo Camilliani tra il e il , su commissione del viceré di Napoli don Pedro Afán de Ribera.2 Sorge sul promontorio della Punta del Serpe, a presidio dell'imbocco settentrionale del porto di Otranto, a quota

StoricoIl manufatto, oggi ridotto a rudere parziale, presenta pianta quadrangolare a base scarpata di lato , secondo il rilievo della scheda ICCD .3 Le tecniche costruttive — conci squadrati di calcarenite locale, cordolo perimetrale, beccatelli in pietra dura — sono coerenti con la terza fase del cantiere vicereale.

TradizioneUna tradizione locale, raccolta a più riprese tra Otranto e Casamassella tra Ottocento e primo Novecento, vuole che la torre fosse adibita a presidio di un fuoco perenne. Il fuoco, alimentato da olio d'oliva del territorio, serviva tanto da segnale notturno per i naviganti quanto da allarme per le incursioni dal mare — un occhio acceso sempre, una pupilla arancione contro l'Adriatico nero.

TradizioneLa memoria popolare conserva il nome del promontorio, "Punta del Serpe", come anteriore alla torre stessa. Il toponimo è registrato in fonti documentarie precedenti il XVI secolo, ed era probabilmente legato alla presenza di una formazione rocciosa serpentiforme alla base del costone — una vena di calcarenite più scura che si snoda per una quarantina di metri, ben visibile dal mare.

Il fuoco non si doveva mai spegnere. Se si spegneva, era già troppo tardi: il mare era nero, le vele erano nere, e gli uomini di sotto erano nere ombre senza nome. Memoria orale · raccolta a Casamassella, 1923

§ IIIl serpente

LeggendaUna leggenda, diffusa in tre varianti non sovrapponibili, racconta che la torre fosse infestata da un serpente di dimensioni innaturali. Il rettile, ogni notte, si arrampicava lungo il muro esterno e beveva l'olio dei lumi posti in cima, lasciando la guarnigione al buio e la costa indifesa.

E quel serpe, sceso dal pertuggio della rocca, si volgeva in lungo per la torre e con la lingua biforcuta succiava l'olio della lampada finché la fiamma languiva, e i Saraceni potessero approssimarsi senza esser visti. variante raccolta a Otranto da G. Gigli, 1907

LeggendaNella seconda variante — più cupa — il serpente non è una bestia ma un demone, evocato da un eretico che si era nascosto nella torre dopo la conquista bizantina. Nella terza — più conciliante — è invece un animale vendicatore mandato dal santo patrono per punire i torrieri che, ubriachi di vino nuovo, avevano lasciato sguarnito il punto di vedetta.

StoricoLe tre varianti sono mutuamente incompatibili: la prima rende il serpente un nemico, la terza un giustiziere divino. Nessuna è documentata prima del .4 È probabile che la leggenda sia una reinterpretazione tarda del toponimo preesistente — il "serpe" del luogo è la roccia, non il rettile.

§ IIIL'assedio del 1480

StoricoIl la flotta ottomana di Gedik Ahmed Pascià — circa , — comparve all'orizzonte. La torre del Serpe è una delle vedette che per prima ne avvistò le vele.5 Otranto cadde l'; il ottocento abitanti maschi furono decapitati sul Colle della Minerva per essersi rifiutati di convertirsi all'Islam.

TradizioneLa tradizione orale otrantina insiste su un dettaglio non documentato in archivio: i torrieri della Punta del Serpe avrebbero dato l'allarme tre giorni prima dell'arrivo della flotta, ma il governatore della cittàFrancesco Largonon li avrebbe creduti, deridendoli come "ubriachi di sole".

LeggendaUna leggenda più tarda, di ascendenza ottocentesca, collega le due narrazioni: il serpente avrebbe vuotato i lumi proprio quella notte, lasciando i vedettatori ciechi mentre l'armata si avvicinava. La torre dipinta sullo stemma di Otranto sarebbe, secondo questa lettura, un atto di memoria espiatoria della comunità — un monumento al senso di colpa, non alla vittoria.

§ IVLo stemma

StoricoLo stemma comunale di Otranto raffigura una torre quadrangolare con due aperture, sormontata da un serpente. Lo stemma è attestato nel , in forma quasi identica all'attuale, in un manoscritto miniato conservato presso l'Archivio di Stato di Napoli, fondo Sommaria.6

TradizioneLa tradizione araldica locale sostiene che la torre dello stemma sia proprio la torre del Serpe — non un'invenzione araldica generica, non un simbolo di un qualunque presidio costiero, ma quel manufatto, su quel promontorio. La continuità del simbolo, secondo questa lettura, dimostra l'importanza centrale della torre nell'identità otrantina.

StoricoL'identificazione tra la torre dello stemma e quella della Punta del Serpe è plausibile ma non dimostrata: lo stemma precede di pochi decenni il completamento del manufatto vicereale, e potrebbe riferirsi a una struttura difensiva preesistente di cui non resta traccia archeologica. Confidenza dell'attribuzione: moderata.

§ VOggi

StoricoIl rudere è accessibile da un sentiero pubblico che parte dalla SS 16 a sud del centro storico di Otranto. La struttura conserva circa di elevato sul lato sud e tracce di scarpa sui lati nord ed est. Vincolata dalla Soprintendenza ABAP di Lecce nel ; ultimo intervento conservativo nel (consolidamento delle creste murarie, finanziamento PO FESR Puglia 2007–2013).7

TradizioneContinua ad essere visitata da pellegrini occasionali, in particolare la sera del 14 agosto, vigilia della festa dei Santi Martiri otrantini. Il sentiero che vi conduce è incorporato in L'ora di tutti di Maria Corti (1962), il romanzo polifonico — e già di per sé a più voci — sull'assedio del 1480 che ha plasmato la memoria letteraria moderna di Otranto.

LeggendaAlcuni anziani di Otranto, intervistati nel corso degli anni Settanta, sostenevano ancora che la notte del 14 agosto, all'ora in cui i Martiri furono decapitati, sul rudere della torre apparisse — per pochi istanti — una piccola fiamma. Nessuno l'ha mai fotografata. Quasi nessuno ci crede. Ma il sentiero, quella sera, è sempre percorso.