Torre del Serpe
La torre dipinta sullo stemma di Otranto. Quella dove un serpente, di notte, beveva l'olio dei segnalatori e li costringeva al buio. Quella che vide arrivare la flotta ottomana il 28 luglio 1480. Forse tutte e tre cose contemporaneamente.
StoricoLa torre del Serpe è documentata nel censimento delle torri costiere redatto dall'ingegnere fiorentino Camillo Camilliani tra il 1567 e il 1583 su commissione del viceré di Napoli, don Pedro de Toledo. Sorge sul promontorio della Punta del Serpe, a presidio dell'imbocco settentrionale del porto di Otranto, a quota 24 metri sul livello del mare.
StoricoIl manufatto, oggi ridotto a rudere parziale, presenta pianta quadrangolare a base scarpata di lato circa 7,5 metri, secondo il rilievo della scheda ICCD № 1600127044 (1989). Le tecniche costruttive — conci squadrati di calcarenite locale, cordolo perimetrale, beccatelli in pietra dura — sono coerenti con la terza fase del cantiere vicereale (1567-1583).
TradizioneUna tradizione locale, raccolta a più riprese tra Otranto e Casamassella tra Ottocento e primo Novecento, vuole che la torre fosse adibita a presidio di un fuoco perenne. Il fuoco, alimentato da olio, serviva tanto da segnale notturno per i naviganti quanto da allarme per le incursioni dal mare.
TradizioneLa memoria popolare conserva il nome del promontorio, "Punta del Serpe", come anteriore alla torre stessa. Il toponimo è registrato in fonti documentarie precedenti il XVI secolo, ed era probabilmente legato alla presenza di una formazione rocciosa serpentiforme alla base del costone.
LeggendaUna leggenda, diffusa in tre varianti non sovrapponibili, racconta che la torre fosse infestata da un serpente di dimensioni innaturali. Il rettile, ogni notte, si arrampicava lungo il muro esterno e beveva l'olio dei lumi posti in cima, lasciando la guarnigione al buio e la costa indifesa.
«E quel serpe, sceso dal pertuggio della rocca, si volgeva in lungo per la torre e con la lingua biforcuta succiava l'olio della lampada finché la fiamma languiva, e i Saraceni potessero approssimarsi senza esser visti.»variante raccolta a Otranto da G. Gigli, 1907
LeggendaNella seconda variante — più cupa — il serpente non è una bestia ma un demone, evocato da un eretico che si era nascosto nella torre dopo la conquista bizantina. Nella terza — più conciliante — è invece un animale "vendicatore" mandato dal santo patrono per punire i torrieri che, ubriachi di vino, avevano lasciato sguarnito il punto di vedetta.
StoricoLe tre varianti sono incompatibili: la prima la rende un nemico, la terza un giustiziere divino. Nessuna è documentata prima del 1880. È probabile che la leggenda sia una reinterpretazione tarda del toponimo preesistente — il "serpe" del luogo è la roccia, non il rettile.
L'assedio del 1480
StoricoIl 28 luglio 1480 la flotta ottomana di Gedik Ahmed Pascià — 90 navi, circa 18.000 uomini — comparve all'orizzonte. La torre del Serpe è una delle vedette che per prima avvistò le vele. Otranto cadde il 11 agosto; il 14 agosto 800 abitanti maschi furono decapitati sul Colle della Minerva per essersi rifiutati di convertirsi.
TradizioneLa tradizione orale otrantina insiste su un dettaglio: i torrieri della Punta del Serpe avrebbero dato l'allarme tre giorni prima dell'arrivo della flotta, ma il governatore della città non li avrebbe creduti. Nessun documento d'archivio sostiene questa cronologia.
LeggendaUna leggenda — più tarda, di ascendenza ottocentesca — collega le due narrazioni: il serpente avrebbe vuotato i lumi proprio quella notte, lasciando i vedettatori ciechi mentre l'armata si avvicinava. La torre dipinta sullo stemma di Otranto sarebbe, secondo questa lettura, un atto di memoria espiatoria della comunità.
Lo stemma
StoricoLo stemma comunale di Otranto raffigura una torre quadrangolare con due aperture, sormontata da un serpente. Lo stemma è attestato nel XVI secolo, in forma quasi identica all'attuale, in un manoscritto miniato conservato presso l'Archivio di Stato di Napoli.
TradizioneLa tradizione araldica del comune sostiene che la torre dello stemma sia proprio la torre del Serpe — non un'invenzione araldica generica. La continuità del simbolo, secondo questa lettura, dimostra l'importanza centrale della torre nell'identità otrantina.
StoricoL'identificazione tra la torre dello stemma e quella della Punta del Serpe è plausibile ma non dimostrata: lo stemma precede di pochi decenni il completamento del manufatto vicereale, e potrebbe riferirsi a una struttura difensiva preesistente di cui non resta traccia archeologica. Confidenza: moderata.
Oggi
StoricoIl rudere è accessibile da un sentiero pubblico che parte dalla SS 16 a sud del centro storico di Otranto. La struttura conserva circa 4 metri di elevato sul lato sud e tracce di scarpa sui lati nord ed est. Vincolata dalla Soprintendenza ABAP di Lecce nel 1989; ultimo intervento conservativo: 2011 (consolidamento delle creste murarie, finanziamento PO FESR Puglia).
TradizioneContinua ad essere visitata da pellegrini occasionali, in particolare la sera del 14 agosto, vigilia della festa dei Santi Martiri. Il sentiero che vi conduce è incorporato in L'ora di tutti di Maria Corti (1962), il romanzo polifonico sull'assedio del 1480 che ha plasmato la memoria letteraria moderna di Otranto.